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Che forse ti parrà meravigliosa,
Ma dove gelofia ftringe l'amore,
Quel mal ch'io teci in dua è ancor peggiore.

Bojardo. c.

a

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Bojardo.

Ma non fu questa cosa cofi prefta,
Che com’io fui partita del castello,
La cruda Stella menando gran festa,'
A Marchin và davanti in vifo fello,
E l'appresenta l'una, e l'altra testa,
De figli, ch'io servai dentro a un pia tello,
Ben che per morte cialcun'era trista,
Pur li conobbe'l padre ne la vista.

La Damigella haveva il crin disciolto,
Ia faccia altiera, e la mente sicura,
Et à lui disse, l'uno, e l'altro volto,
Son di tuoi figli, dagli sepoltura,
Il resto hai tu nel tuo ventre sepulto,
Tu il divorafti non haver più cura,
Hora à gran pena il falso traditore,
Che crudeltà combatte con amore.

L'oltraggio ismilurato ben l'invita,
A far di quella Dama crudo stratio,
Da l'altra parte la faccia fiorita,
E l'affocato amor non gli dà spatio,
Conchiude vendicarsi a la finita,
Ma qual vendetta lo potria far fatio ?
Che pentando al suo oltraggio in veritade,
Pena non era a tanta crudeltade.

Il corpo di Grifon fece portare,
Che cosi ucciso anchor giacea nel piano:
Fece la Dama a quel corpo legare,
Viso eon vilo, e mano con mano.
Cofi con lei poi s'hebbe à dilettare,
Hor fu piacer giamai tanto inhumano,
Gran púzza mena'l corpo tuttavia.
La Damigella à quel legato havia.

In questo tempo venne il Re d'Orgagna,
Et io con esso con molta brigata,
Mà come fummo vifti à la campagna,
Marchin la bella Stella hebbe scanata,
Ne ancor pur questo avin ch' egli rimagna

Ma

A

Bojardo. c.

Ma usava con lei morta a la arrabiuta,
Credo io che'l fece fol

per
darsi

vanto,
Ch' altro huoin non fosse scelerato tanto.

Noi quei venimmo, e con cruda battaglia,
La forte rocca al fin pur fu pigliata,
E Marchin preso d'ardente tanaglia,
Fu sua persona tutta lacerata,
Chi rompe le sue membra, e chi le taglia,
La bella Dama poi fu lotterrata,
Dentro un lepolchro adorno per ragione,
Posto fu seco il suo caro Grifone.

Il Re d'Orgagna poi se ne fa andato,
Et io rimasi in questa rocca oscura,
Era l'ottavo inele già passato,
Quando sentimmo in questa buca oscura
Un grido tant' horrendo, e smisurato,
Ch' io non vo' dir, che gli alteri abbiam paura,
Måtre Giganti ne fur fpaventati,
Che'l Re d'Orgagna meco havea lasciati.

Un d'efli alquanto piu di core ardito,
Volse la sepoltura un poco aprire;
Ma ben ne fu poi tosto ripentito,
Però che un Mostro, che non pote uscire,
Pur fuor gettò una branca ed ha'l gremito
In poco d'hora lo fece, morire,
Stracciollo in pezzi, e trasfe'l ne la foffa
La carne divorò con tutte l'offa.

Non trovò piu huom tanto sicuro
Che dentro à quella Chiela voglia entrare,
Cinger poi lafecio d'un forte muro,
E quel sepolcro à ingegno differrate
Uscinne un Mostro contrafatto, e oscuro.
Tanto, che alcun non l'ardisce guardare,
L'horribil forma sua non ti descrivo,
Perche farai da lui di vita privo,

Bojardo.

Noi poi seguimmo cosi fatta ulanza,
Che ciascun giorno qualch' un' è pigliato,
E lo gettiam dentro quella stanza,
Perche la bestia l'habbia devorato,
Ma tanti ne pigliammo, che n'avanza,
Alcun fi scanna, alcun vien' impiccato,
Squartansi vivi ancora qualche fiata,
Come veder potesti in lu l'entrata.

Ariosto.

A rio leo.

Uriosto.

Luigi Ariosto (geb. 1474, gest. 1533) erwarb fich in der romantischen Epopoe den ersten Rang, und behauptet ihn noch immer. Seine Landesleute bewundern ihn mit Recht als ihren grössten Dichter; und wegen der ausseror: dentlichen Fruchtbarkeit seiner Phantasie, wegen des unahle: rischen Zaubers feiner Erzählungsart, und feines überaus leichten und harmonischen Versbaues, verdient er gewis diese Bewunderung, und selbst den Vorzug, den ihm die meiften unfrichter feiner Nation, als epischen Dichter, felbft vor dem Tasso einräumen. Weit mehr als andre von ihm bearbeitete Dichtungsarten, in denen wir ihn schon fen: nen gelernt haben, machte ihu sein romantisches Heldenges dicht, Orlando Furiofo, berühmt, welches aus sechs-und'viers sig Gesången besteht. Roland ist darin zwar der vornehm. fte Held; seine Begebenheiten und Abentheuer aber sind nichts weniger als der vornehmfe Gesichtspunkt des Dich: ters. Vielmehr scheint es gerade Ariost's Vorsaß gewesen zu seyn, seinen Gegenstand anaufhdrlich zu verändern, den Lejer durch ein Labyrinth von Begebenheiten und Charak: teren zu leiten, fast jeden Augenblick den Faden seiner Ers gåhlung abzureissen und wieder anzufnüpfen, um so den uns erschepflichen Reichthum feiner Erfindungskraft und Erzähs lungsgabe in vollem Glange zu zeigen. Und in der That er: regt dieser Reichthum, und die Ausdauer reines Genies bis zum Schlusse dieses ro mannichfaltigen Gedichts Erstaunen. Auf die Lesung desselben kann man sich nicht besser vorbereis ten, als durch die Charakterifrung und den Auszug des Ora lando, welchen tieinhard im zweiten Bande seiner Versus che gegeben hat. - Folgender Anfang des Dreizehnten Ges fanges enthält die Erzählung, welche Isabelle dem Orlans do von ihrer und Zerbin's Liebe und Widerwärtigkeiten macht. Ariojt verwebte diere Geschichte fückweise in sein! Gedicht; Hr. v. ticolai bat fie im vollftändigen Zusammens hange, in fünf Gesängen, unter der Aufschrift: Zerbin uno Bella sehr glücklich erzählt, und einige der schönsten ariostia schen Züge dabei benurt.

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